mercoledì 14 agosto 2013

Cos'ho cucinato oggi?

Scialatielli con pesce spada pomodorini e olive nere

Ingredienti (per 4 persone)Pasta (scialatielli): 500 g

Pesce spada: 500 g. (in media una fetta per persona).
Pomodorini: 250g. del tipo "pachino".
Olive nere snocciolate: 25g
Aglio: uno spicchio 
Olio e.v.o. : 2 cucchiai
Peperoncino:1 non troppo piccante
Sale: q.b.
Vino bianco: mezzo bicchiere




In un contenitore mettete a macerare per venti minuti il pesce spada in un brodetto di olio, aceto balsamico, sale, aglio in polvere. Fate soffriggere in padella uno spicchio d’aglio con due cucchiai d’olio e quando l'aglio sarà imbiondito toglietelo. .

Aggiungete i pomodorini pestandoli con una forchetta. Abbiate cura di tenerne qualcuno integro innaffiando il tutto col vino bianco. A metà cottura aggiungete il pesce spada, salate quando basta per insaporire e lasciate cuocere 20 minuti rigirandolo sui due lati. 

Se avete verificato che i commensali gradiscono la presenza del peperoncino, ripulitelo, tagliate le estremità e privatelo dei semi, poi tritatelo finemente per insaporire il sugo. Aggiungete e olive nere, lasciando cuocere ancora per 5 minuti. 

Mettete a bollire l'acqua, salatela e quando avrà raggiunto il bollore calate la pasta e scolatela al dente. 

Liberate la padella dal pesce spada, avendo cura di conservare integre le fette e ricopritele dei pomodorini ancora interi. Versate gli scialatielli al dente nella padella col sugo di pesce spada e fateli saltare per un paio di minuti. Aggiungete la parte di trito restante, e serviteli a tavola ancora calda, magari formando una matassa di pasta al centro del piatto). 

Per secondo servite il pesce spada ricoperto dai pomodorini.




Di seguito potete seguire la foto-sequenza della preparazione della ricetta:





sabato 10 agosto 2013

Scrivendo sulla storia n. 16 del 10 Agosto 2013

Nuova legge contro il femminicidio, ma è ancora la donna a dover scegliere.

Approvata la nuova legge contro la violenza sulle donne. Gli obiettivi, hanno spiegato il Premier Letta ed il vice Alfano presentando alla stampa il provvedimento, sono quelli di prevenire la violenza di genere, proteggere le vittime e punire severamente i colpevoli.  
Tra le norme più importanti (e più discusse) contenute nel decreto legge ci sono l'allontanamento del coniuge violento da casa, (che punta a impedire chi è violento in casa di avvicinarsi ai luoghi domestici), l'irrevocabilità della querela per violenza e maltrattamenti (servirà a sottrarre la vittima al rischio di successive intimidazioni o ricatti tesi a farla ritirare), l'arresto obbligatorio in flagranza per i reati di maltrattamento familiare e stalking (garantendo quindi la vittima di colui che viene sorpreso in un atto di violenza domestica o di stalking). 
Pene più severe, corsia giudiziaria preferenziale e patrocinio gratuito sono le altre norme che dovrebbero facilitare le denunce e tutelare le donne.
Le donne, già. Ma come rispondono loro, vittime dei quotidiani casi di violenza? Intervistata da uno dei maggiori quotidiani italiani, Rosaria Aprera, ex Miss Italia, picchiata e quasi uccisa dal marito a botte nello scorso mese di giugno dichiara di non aver ancora realizzato del tutto quello che le è successo. A tre mesi da quel pomeriggio in cui la folle gelosia del convivente l'ha mandata in ospedale in coma e l'ha lasciata senza la milza e con lesioni permanenti, è determinata a costituirsi parte civile in giudizio anche se sostiene che bisogna operare un distinguo tra caso e caso. Il suo sicuramente è un caso atipico, se nella stessa intervista dichiara pure di amare ancora il marito, e di essere dispiaciuta di quanto è successo.
 I difensori dell'uomo fanno tesoro di queste dichiarazioni, e unitamente alle lettere che lei continua a fargli arrivare in carcere, si preparano a utilizzarle nel processo. Ciò rischia di vanificare così ogni nuova legge o inasprimento, spostando il problema dalle aule di giustizia alle mura domestiche. Rosaria, lancia anche un appello alle sue coetanee, vittime di maltrattamenti: "anche se li amate, lasciate gli uomini violenti".

Questo post è stato pubblicato il 10 Agosto 2013 suCervelliamo blog

giovedì 8 agosto 2013

Scrivendo sulla storia n.15 del 8 Agosto 2013

Petrolio-nel-Golfo-del-Messico: -patteggiamenti-e-ancora-menzogne


Il 20 aprile del 2010 la piattaforma offshore Deepwater Horizon, gestita dall’azienda petrolifera britannica British Petroleum e dalla Halliburton int. , multinazionale texana specializzata in lavori pubblici e in particolare nello sfruttamento dei giacimenti petroliferi, esplose al largo delle coste del Messico, causando la morte di 11 operai e il ferimento di altri 17, oltre a provocare un disastro ambientale paragonabile solo alla fuga reattiva di Chernobyl.
Dopo l’esplosione la piattaforma è affondata e per 106 giorni quasi 5 milioni di barili di petrolio si sono riversati in mare. Secondo gli esperti si è trattato del più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti.
Per il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti la causa dell’incidente è stata il collasso della struttura di cemento che rivestiva il pozzo, costruito da B.P. con la collaborazione della Halliburton e di altre società, da cui veniva estratto il greggio. Costituito da una serie di collari metallici “centralizzatori”, per quella struttura ne sarebbero serviti ventuno, ma l’azienda britannica aveva scelto di usarne solo sei. Le indagini hanno provato che i centralizzatori non erano stati la causa del disastro, ma l’ Halliburton ordinò ai tecnici di distruggere i risuultati dei test, continuando ad accusare la B.P. di aver ignorato le sue raccomandazioni.
Recentemente, l’azienda di servizi petroliferi ha ammesso le sue responsabilità. Per questo pagherà una multa di 200mila dollari, il massimo previsto dalla legge. Inoltre garantirà la sua collaborazione alle autorità statunitensi per il proseguimento delle indagini ed ha annunciato una donazione volontaria di 55 milioni di dollari alla National Fish and Wildlife Foundation, un associazione che si occupa della tutela dei mari.
Il 30 gennaio del 2013 il tribunale ha accolto il patteggiamento da 4 miliardi di dollari proposto da Bp come risarcimento in sede penale dei danni provocati dall’incidente.
Resta aperto tutto il contenzioso dei danni civili e quelli ambientali. Per questi ultimi PB ha dichiarato di aver già speso finora 40 milioni di dollari per arginare la chiazza di milioni di barili di petrolio che ancora galleggia al largo della Louisiana, del Mississippi, dell’Alabama e della Florida.
La rete televisiva Bbc ha recentemente raccontato la vicenda in un suggestivo documentario intitolato Il disastro BP del Golfo del Messico.

Questo post è stato pubblicato l'8 Agosto 2013 su Cervelliamo blog

Scrivendo sulla storia n. 14 del 7 Agosto 2013

Il Washington Post passa a Mr. Amazon. L'editoria americana è sempre più "crowdsourcing"

Copia del Washington PostNei giorni scorsi Jeff Bezos, multi milionario e fondatore Amazon, il più grande portale di libri ed editoria on line, ha annunciato di aver raggiunto un accordo con la famiglia Graham per acquistare il Washington Post. Bezos ha accettato di pagare 250 milioni di dollari in contanti per il giornale che nel 1970 denunciò lo scandalo Watergate, che portò alle dimissioni dell'allora presidente Richard Nixon diventando il simbolo per gli americani dell'informazione non allineata al potere, ma che negli ultimi anni ha molto penato per adattarsi alla rivoluzione di Internet. Bezos ha precisato che Amazon non ha alcun ruolo nell'acquisto, e che non intende dirigere personalmente il giornale, confermando piena fiducia al management che attualmente lo dirige.
La notizia della vendita del Washington Post non è la isolata: durante il fine settimana, il New York Times ha venduto il Boston Globe al proprietario di una squadra di baseball e altri famosi giornali come il Winston-Salem Journal e il Richmond Times-Dispatch erano già finiti nella proprietà di alcuni tra i gli uomini d'affari di maggior successo in America. 
Ma cosa spinge questi imprenditori a investire i loro sudati milioni di dollari in un settore in cui, secondo il Pew Research Center, si perdono 16 dollari per ogni giornale venduto, recuperando un solo dollaro dalle entrate di servizi digitali?
Eppure Bezon, pur non essendo particolarmente simpatico all'opinione pubblica americana (avendo con Amazon nel 1990 sconvolto tutte le regole secolari del marketing per corrispondenza) ha tutte le carte in regola per rilanciare la testata, dato che è forse secondo solo a Steve Jobs come visionario rispetto alla tecnologia leader di business della nostra epoca e può garantire subito un salto tecnologico in avanti al quotidiano americano. 
Jeff Bezos su sfondo testata W. Post
La sua visione è molto sensibile all'idea della stessa informazione sotto diverse forme: Amazon è stata uno dei più originali modelli di business “crowd-sourcing", che modificano cioè il modo in cui la raccolta di notizie è fatto. La dimensione dell'azienda da cui proviene, infine, agevolerebbe l'inserimento del giornale in una dimensione internazionale e non più esclusivamente nazionale, dove è rilegato dai tempi delle inchieste verità che pubblicava e che hanno fatto tremare il mondo, Washington compresa.
 
Questo post è stato pubblicato il 7 Agosto 2013 su Cervelliamo blog

domenica 4 agosto 2013

Scrivendo sulla storia n. 13 del 4 Agosto 2013


Da ministro a indagato e condannato. Ora per Francesco De Lorenzo arriva un' incarico internazionale.

La European Cancer Patient Coalition (ECPC), una fondazione che riunisce circa 300 associazioni di malati di cancro in tutta l’Unione Europea, ha nominato come suo presidente Francesco De Lorenzo, ex protagonista della vita politica italiana. Da Ministro della Sanità, a indagato e condannato tra l'altro per uno scandalo sanitario insieme al Direttore Generale del servizio farmaceutico nazionale del Ministero della Sanità Duilio Poggiolini.
Secondo le accuse i due per perseguire il proprio interesse, avevano distribuito sacche di emoderivati infetti, causando direttamente o indirettamente la morte di 4.500 persone e il contagio di oltre 50.000. La nomina ha ricevuto il plauso unanime dell'opinione pubblica. De Lorenzo, che ha avuto un’esperienza personale con il cancro, è stato scelto per la sua particolare esperienza e predisposizione all'incarico e in qualità di presidente e vicepresidente di fondazioni, associazioni, federazioni di associazioni continua a gestire danaro pubblico.
Foto di una sede di ECPC
Già deputato del Partito Liberale Italiano dal 1983 al 1994, De Lorenzo è stato anche Sottosegretario alla Sanità dal 1983 al 1986 e poi Ministro dal 1989 al 1993. In quegli anni, insieme a Carmelo Conte, Giovanni Prandini e Paolo Cirino Pomicino formava la cosiddetta “banda dei quattro”, definizione negativa utilizzata per sottolineare la natura predatoria del gruppo. Condannato in via definitiva a 5 anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata al finanziamento illecito dei partiti, venne scarcerato nel 1994, grazie al famigerato Decreto “salva ladri”. 
La condanna successivamente venne annullata dalla Corte Costituzionale mentre la Corte di Cassazione, con sentenza del 2012, ha confermato la condanna a carico di De Lorenzo e Poggiolini, chiedendogli di risarcire oltre 5 milioni di euro ciascuno allo Stato italiano per danno d’immagine, per aver introdotto nel territorio nazionale farmaci salvavita infetti. Ma a tuttora non risultano pervenuti nelle casse dello Stato.
Molti associati e volontari della lotta contro il cancro si stanno organizzando con una raccolta firme affinché la carica di De Lorenzo venga immediatamente revocata. A tal riguardo saranno coinvolte tutte le associazioni europee che si dedicano ai pazienti oncologici e quelle delle vittime del sangue infetto.

Questo post è stato pubblicato il 4 Agosto 2013 su Cervelliamo blog