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domenica 4 agosto 2013

Scrivendo sulla storia n. 13 del 4 Agosto 2013


Da ministro a indagato e condannato. Ora per Francesco De Lorenzo arriva un' incarico internazionale.

La European Cancer Patient Coalition (ECPC), una fondazione che riunisce circa 300 associazioni di malati di cancro in tutta l’Unione Europea, ha nominato come suo presidente Francesco De Lorenzo, ex protagonista della vita politica italiana. Da Ministro della Sanità, a indagato e condannato tra l'altro per uno scandalo sanitario insieme al Direttore Generale del servizio farmaceutico nazionale del Ministero della Sanità Duilio Poggiolini.
Secondo le accuse i due per perseguire il proprio interesse, avevano distribuito sacche di emoderivati infetti, causando direttamente o indirettamente la morte di 4.500 persone e il contagio di oltre 50.000. La nomina ha ricevuto il plauso unanime dell'opinione pubblica. De Lorenzo, che ha avuto un’esperienza personale con il cancro, è stato scelto per la sua particolare esperienza e predisposizione all'incarico e in qualità di presidente e vicepresidente di fondazioni, associazioni, federazioni di associazioni continua a gestire danaro pubblico.
Foto di una sede di ECPC
Già deputato del Partito Liberale Italiano dal 1983 al 1994, De Lorenzo è stato anche Sottosegretario alla Sanità dal 1983 al 1986 e poi Ministro dal 1989 al 1993. In quegli anni, insieme a Carmelo Conte, Giovanni Prandini e Paolo Cirino Pomicino formava la cosiddetta “banda dei quattro”, definizione negativa utilizzata per sottolineare la natura predatoria del gruppo. Condannato in via definitiva a 5 anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata al finanziamento illecito dei partiti, venne scarcerato nel 1994, grazie al famigerato Decreto “salva ladri”. 
La condanna successivamente venne annullata dalla Corte Costituzionale mentre la Corte di Cassazione, con sentenza del 2012, ha confermato la condanna a carico di De Lorenzo e Poggiolini, chiedendogli di risarcire oltre 5 milioni di euro ciascuno allo Stato italiano per danno d’immagine, per aver introdotto nel territorio nazionale farmaci salvavita infetti. Ma a tuttora non risultano pervenuti nelle casse dello Stato.
Molti associati e volontari della lotta contro il cancro si stanno organizzando con una raccolta firme affinché la carica di De Lorenzo venga immediatamente revocata. A tal riguardo saranno coinvolte tutte le associazioni europee che si dedicano ai pazienti oncologici e quelle delle vittime del sangue infetto.

Questo post è stato pubblicato il 4 Agosto 2013 su Cervelliamo blog

martedì 25 giugno 2013

Scrivendo sulla storia n.3 del 25 Giugno 2013

PAULA COOPER, LA DONNA NATA TRE VOLTE.

Il 17 giugno 2013, dopo 24 anni, l’America ha placato finalmente la sua insaziabile voglia di vendetta e dichiara saldato il conto con Paula Cooper. L'ex adolescente-assassina all'età di 16 anni fu la prima minorenne ad essere condannata a morte per aver seviziato ed ucciso la sua insegnante di religione insieme ad altre tre coetanee, collezionando un bottino di soli 10 dollari, più tutte le aggravanti di questo mondo, più il triste primato di essere la più giovane donna dello Stato a varcare il braccio della morte.
In quegli anni sembrava impensabile che la giustizia americana potesse mai emettere una sentenza tanto severa per una minorenne, ma il giudice James Kimbrough al termine del lungo processo giudiziario e mediatico pur dichiarandosi personalmente contrario alla pena di morte, lo fece.
Paula Cooper in una foto segnaletica dell'epoca.L’America quindi non perdonava a Paula la sua crudeltà, la sua rabbia assassina, la mancnza di pentimento; poco contava il suo passato di violenze ed abusi sessuali subiti in famiglia. Inoltre, come osservarono diverse migliaia di americani, Paula era l’unica persona di colore in quella gang. L'unica a cui la giustizia americana chiedeva di pagare per tutte. Solo una vera e propria sollevazione internazionale fermò lo stantuffo letale del boia: la Corte Suprema di Stato ricevette oltre 2 milioni di firme (tra cui quello dell’allora Papa Giovanni Paolo II); un ulteriore appello con un milione di firme a supporto arrivò alle Nazioni Unite. La pena fu commutata in 60 anni di carcere dalla Suprema Corte dell’Indiana. Pene simili avevano già raggiunto le tre complici di Paula che al momento dell’arresto avendo però confessato e pentitesi, si erano guadagnate un congruo sconto di pena (oggi sono tutte libere cittadine americane). Così Paula fu richiamata alla vita per la seconda volta.
Da quel giorno Paula Cooper ricominciò a vivere, ha scontato fino in fondo la sua pena. Durante la detenzione ha studiato, ha dapprima preso la maturità, poi ha frequentato un corso professionale, e ha preso una laurea di 1° livello ed oggi è una valida tutor di cani per ciechi.
Nel momento in cui riassaggerà la libertà Paula proverà a lasciarsi tutto il passato quasi dietro le spalle: uscirà dal Penitenziario di Rockville a 43 anni con un diploma di laurea, almeno 75 dollari e un vestito nuovo fornito dallo Stato.Ma dove andrà e cosa ha intenzione di fare da donna libera rimane ancora poco chiaro.
Considerando anche che da allora lo Stato dell’Indiana ha elevato dapprima a 16, poi a 18 ed infine nel 2005 ha dichiarato incostituzionale la condanna a morte di un minorenne, non è impensabile che Paula quando varcherà la soglia del carcere si sentirà di rinascere.E sarà per la terza volta.

Questo post è stato pubblicato il 26 Giugno 2013 su Cervelliamo blog